CICCONE
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Invito mostra
Omaggio a Padre Pio

Firenze
6-28 maggio 2000

di Elvio Natali

Padre Pio di Antonio Ciccone di

 

     L'impegno di un pittore non è davvero lieve quando il soggetto da ritrarre è la figura di un santo. Eppure Ciccone lo ha svolto da artista qual'è: nella forma e nel tono più pertintenti. Nessun accento retorico altera la trama del testo figurale; nessun intento panegirstico travisa la verità umana e insieme mistica dell'amato e venerato Padre pIo da Pietrelcina. L'immagine del personaggio non scade in atteggiamenti pietistici, in pose manierate, come spesso accade nella iconografia liturgica e agiografica, piccola o grande che sia. Troppo letteratura contrassegna l'arte sacra viziandola con positure e atteggiamenti superati, inattuali per la nostra concezione dell santità, antiertorica, realistica. E Ciccone, da uomo del nostrotempo, non cede a tentazioni laudative stereotipate. La santità - sembra dire lui stesso - opera in umiltà, non si esibisce, non assume attitudini vistose. Nei rtiratti della mostra si rivela con il segno delle stimmate, con l'impostazione della figura nello spazio immacolato dei fogli, a significare il silenzio mistico, la singolarità della grazia divina.

Tutta la serie delle immagini è impaginata sull'ordinario, comune tenore della vita naturale. Il Padre è reso di profilo, di fronte:eretto,chino, seduto o in cammino. E negli atti più usuali della giornata: l'uscita dalla cella, l'ascolto nel confessionale, il vezzeggiamento di un infante. Ma la sua figura morale emerge spiccatamente dai tratti del volto, da un'impalpabile luce chesi effonde dai particolari somatici. Specie dallo sguardo, dagliocchi, che sono notoriamente lo specchio dell'anima. Uno sguardo acuto, penetrante: ora interrogativo e indagatore, ora sorridente e quasi ironico, ora condolente e pietoso. Ma in modo particolare, sofferente,come attratto dall'amato Crocifisso, dal Christus patiens, che è immagine cara anche alla nostratormentata generazione.

La mano dell'artista, guidata da una ineguagliabile perizia, sorretta dal ricordo affettuoso del santo, si muove spedita e comossa a tracciare un ampio spettro fisiognomico e psicologico illuminato dal Divino. Scatta così, in chi osserva gli esemplari della rassegna, l'impressione di un colloquio in atto, col fraticello in attitudine di ascolto, di partecipazione, di offerta. Tanta è l'espressività, la vitalità dei disegni. Emana dai ritratti la suggestione di una figura concreta e trasumanata, come se un alito, un'insolita aura spirasse dalle forme. La definizione delle quali obbedisce felicemente all' "intenzion dell'arte". Il linearismo limpido, la modellazione finissima, la trama fitta, varia, quasi impercettibile dei segni, i passaggi così teneri dalle ombre alle luci, tutto tende a suggerire un'armonica sintesi tra naturale e sovrannaturale. Come se una polvere eterna scendesse a condensarsi sottilmente nell'essenza dei corpi.

Questo intende comunicare Ciccone in una mostra-omaggio dedicata al santo che gli fu particolmente vicino. Una sorta di astrazione dalla terra. Come nei grandi che egli ama: Piero della Francesca ad esempio; o Michelangelo, con la sua continua ansia di enucleare lo spirito dalla materia, il sublime divino dalla insensibile pietra.

 

 

 

 

    




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