CICCONE
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Pirgiano
San Giovanni Rotondo, FG
Anno XV n. 6
Nov.-Dic. 2004

di Matteo Grifa

AnAntThe Lydia Series

ANTONIO CICCONE A NEW YORK CON LA MOSTRA ALLA "FORBES GALLERIES"

     Perché questa "Serie", e quante volte è possibile ritrarre un medesimo soggetto? E se lo si facesse principalmente senza l'ausilio del colore senza però che questo significhi perdita di luce e limitazione della creatività?  Ma sopratutto, quante volte sarebbe consentita una operazione del genere prima che il disegnare diventi mera abitudine, routine, e quindi il pittore-ritrattista diventi una specie di burocrate i cui lavori risultino perfetti quanto senz'anima?  Francamente non saprei dirlo in assoluto - se mai una risposta in assoluto possa esistere - ma nel caso di Antonio Ciccone ciò si è potuto verificare di sicuro ventisei volte (disegni a carboncino, 100 x 70cm), tra i quali compaiono anche quattro trittici e un ritratto in acrilico (tela su tavola, 80 x 100 cm).  E' il caso "The Lydia series", una serie di lavori che si sono succeduti e protratti per dieci anni, e che hanno in Lydia Forbes, Il loro punto d'unione nonchè la loro ispiratrice.  Dieci anni come quanti ne passarono da quando Robert Forbes commissionò ad Antonio Ciccone il ritratto di sua moglie, Lydia Forbes per l'appunto, a quando Ciccone ormai aveva chiaro di aver composto una serie compiuta e per tanto decise di esporla.

     Ma al di là  poi delle genesi che fece in modo che un ritratto divenne una serie dieci anni dopo, resta comunque il fatto che Antonio Ciccone è riuscito a ritrarre per ben ventisei volte un medesimo soggetto.  E lo ha fatto come solo i grandi saprebbero farlo: facendo in modo che si ottenessero diversamente per ventisei volte, un numero imprecisato di espressioni dell'umana natura, e non dei disegni che ripetessero semplicemente per ventisei volte l'identica idea.  "The Lydia series", infatti, è il tentativo di fissare in ventisei momenti, almeno una parte di quanto di profondo, variegato e "velato", è possibile ritrovare all'interno della natura umana.  Farlo poi attraverso l'ausilio di un solo soggetto, significa fare in modo che non sia il soggetto in quanto tale a farsi espressine universale di una qualsivoglia idea, ma l'anima colta in un particolare momento della sua espressione.  Questo è un privilegio concesso solo ai grandi, e Antonio Ciccone è tra questi.  A tutto ciò poi bisogna aggiungere che Antonio Ciccone, ha composto questa serie - tranne un solo caso - solo per mezzo del carboncino, senza rifugiarsi pertanto nella calda consolazione che potrebbero offrire i colori con la loro infinita possibilità cromatica.  Attraverso linee decise e le sole variazioni comprese tra il bianco e il nero, si stagliano sui fogli bianchi (carta di cotone Fabriano) le rappresentazioni della luce, della materia, e di quanto non rientra nè nell'una e nè nell'altra, ma ha bisogno di entrambe per rendersi visibile nella realtà spazio-temporale: il soffio vitale che le sottende.  Questo è possibile ritrovarlo negli occhi di Lydia, nelle sue labbra, nei suoi cappelli, nella posizione del capo, e infine nelle varie posizioni "geometriche" che il suo corpo assume, proteso tra la ricerca della grazia e dell'eleganza e la semplicità delle forme che esso richiama.

     In particolare modo poi colpiscono i suoi occhi: penetranti e profondi, rivelatori e misteriosi, curiosi e sensuali, decisi quanto dubbiosi, e mai quanto melanconici.

     Gli occhi di Lydia squarciano la semplice dimensione rappresentata da fogli di carta, e annullano la distanza materiale tra essi e il finitore che si trova di fronte.  Annullando anche l'illusorietà di uno spettacolo che sta avvenendo fuori di se stessi, perchè in quello spettacolo ci si ritrova catapultati prima ancora che qualsiasi razionalità possa fare il suo ingresso.  E colpiscono più di mille parole incantatrici, collocandoci su un baratro di cui è possibile scorgere la profondità senza però riuscire a intravederne la fine: è il mistero della vita e l'irresistibile fascino che essa esercita, raccontati attraverso l'arte e l'intuizione di un'artista che diventa tutt'uno con la medietà rappresentata dall'arte.  Gli occhi di Lydia sembra propio che ci mettano di fronte ad una scelta senza alternative: è questa la forza estetica di Antonio Ciccone, che ad una tecnica sopraffina ha sempre unito la ricerca di quel qualcos'altro che pur senza cadere sotto i nostri sensi e pur senza riuscirne a tradurre l'essenza in conoscenza, ne riusciamo comunque ad "intuire" la presenza attraverso la rappresentazione sensibile che l'artista attraverso l'arte offre.

 

 





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