| CICCONE |
|
Il
Giornale della Toscana |
di
Pier Francesco Listri
|
|
Ciccone, superbi ritratti Firenze ha di recente accolto con straordinario consenso due mostre di Antonio Ciccone, artista ormai di consolidata fama internazionale e considerato disegnatore eccelso e grande ritrattista. La sua storia, non a tutti nota, nasce nel nativo San Giovanni Rotondo sul Gargano, dove bambino fu imbianchino e pastore e si svolge poi attraverso l'alta scuola annigoniana a Firenze e ancora via via a Londra a Parigi, a Dublino e negli Stati Uniti, paese quest'ultimo dove spesso anche di recente Ciccone ha lavorato.
Ma al di là di questi continenti geografici due altri continenti, uno
religioso e spirituale, l'altro artistico segnano la formazione e la
vocazione di Ciccone: L'antica infantile e poi adulta consuetudine con
Padre Pio di Pietrelcina, con il convento che ospitò l'artista ancora
giovanissimo, e la sequela fiorentina dell'artista presso il maestro
Annigoni, da cui certamente si è irrobustita la sua altissima indole
disegnatoria. Le abilità espressive di Ciccone sono tecnicamente
molteplici: toccano disegno, pittura, litografia, carboncino, china
acrilico, affresco. Ma certo di Ciccone continua a imporsi
soprattutto la suprema perizia disegnativa e l'assoluta qualità
dell'artista. Partito da una formazione anche emotiva di pictor
sacer, ha poi via via rappresentato una laicità figurativa, spinta
verso ogni forma di creaturalità, ad esempio la stupenda serie dei
gatti. Proprio ad esempi di più alta emergenza espressiva
bisognerà ricordare come l'immagine di Padre Pio è stata per anni una
icona-sfida, fin da quando nel '59 affrescò un San Francesco sulle mura
del convento di San Giovanni Rotondo (e il Santo stigmatizzato
affettuosamente lo chiamava "pitturì"). L'arte di
Ciccone ci ha rappresentato Padre Pio in una insistita molteplicità di
espressioni per lo più a cogliere la misteriosa vivezza dello sguardo
acutissimo e sofferente di Padre Pio. Quanto alla categoria del
ritratto, la silloge di 26 disegni a carboncino (un metro per settanta
cm) che lo ha occupato per oltre dieci anni e che si intitola
"Lydia Series", è la sintesi più ricca, nata da un ritratto
commissionato della moglie da un magnate americano condotta, tra variate
soste fiorentine e newyorchesi, fra pause e ripensamenti e per
molteplici variazioni sul tema. Essa riassume, se possibile, la
perizia (angelica o diabolica?) di questo ritrattista. Nella
storia della figurazione il ritratto si è sempre incaricato di
esprimere il carattere, mentre la più moderna arte dell'istantanea ha
cercato di fermare gesti e emozioni. Nella ritrattistica di
Ciccone queste due esperienze ottiche e psicologiche si fondono e si
direbbe che nei suoi ritratti l'istantaneo acquisti una fortissima
durata temporale. Una terza dimensione di Ciccone la si ritrova in
quella mozartiana serie di disegni e schizzi a carboncino, sempre vocati
a una incredibile limpidezza, che Ciccone ha dedicato a i gatti.
Qui il disegnatore fa ancora un salto di qualità perchè, attraverso
una geometria simbolica evoca attraverso la linea (ora scussa ora con
tonalità di perfetta resa) una spazialità complessa e quasi
metafisica. Nel suo immenso e luminoso studio di via del Serragli,
Ciccone oggi sessantacinquenne, continua con serafico furore, a
inseguire attraverso la magia delle sue linee figure e mondi restituiti
con stupenda verosimiglianza ma carichi anche di trascendenti
significati. |
|
|
|
|
|
Home |
Biografia |
Opere |
Mostre |
Notizie |
Libri & Stampe
| Contattaci
| English |
|