| CICCONE |
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Il
Giornale della Toscana |
di
Pier Francesco Listri
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I mirabili cavalli di Ciccone L'artista presenta a Firenze la sua nuova produzione: Animali, nudi e ritratti testimoniano una ricca vena creativa Col titolo "5 opere recenti e litografie", fino a tutto dicembre, nelle belle sale dell' Hotel Croce di Malta torna quel gigante del disegno che è Antonio Ciccone, presentando alcuni pezzi di strepitosa bravura non disgiunta da una straordinaria forza espressiva. Vi è una serie di "cavalli" dove anatomia e movimento gareggiano in un bestiario figurativo - peraltro sempre caro al maestro - di fulminante perfezione. Vi è poi una serie di litografie fra le quali svetta un gallo nel sole di goiesca e stregante bellezza. Altre opere sono nudi e ritratti che confermano, ce ne fosse bisogno, della capacità di Ciccone di scaldare la suprema sicurezza del disegno con un'intima forza espressiva che svaria dalla rappresentazione della natura (ma rari i suoi paesaggi) alla scoperta dei caratteri nei suoi incredibili ritratti. Tutte opere anche queste realizzate al carboncino, talora con l'intervento del pastello, ed è vero - come del resto il maestro sostiene - che egli disegnando fa pittura. Non sono le sole: Ciccone svaria dal disegno alla pittura, dalla litografia al carboncino, dall'acrilico alla china all'affresco. La storia di Ciccone è appartata quanto folta (e Firenze ha accolto di recente due sue eccellenti mostre). Nativo di San Giovanni Rotondo sul Gargano dove fu bambino imbianchino e pastore e dove subì il fascino duraturo del da lui conosciuto e raffigurato Padre Pio; venne dopo a Firenze all'alta scuola annigoniana, perfezionando poi la suprema capacità disegnativa a Londra, a Parigi, negli Stati Uniti, capitali che gli hanno confermato un apprezzamento internazionale. Ciccone nasce - per quanto sopra detto - come pittore sacro. Successivamente egli è venuto via via scegliendo soggetti profani della quotidianità (si pensi alla bellissima serie dei gatti) in cui peraltro traspare un'energia vitale, quasi a segno di voler fermare le stigmate della creaturalità in ogni essere animale o umano. Grande affrescatore (anche sulle mura del Convento di San Giovanni Rotondo); grandissimo ritrattista (si pensi alla serie di ritratti femminili "Lydia series"); specialmente proprio nei ritratti la perspicacia ottica e quella psicologica sortiscono una sorta di "istantanee" che hanno però duratura energia nel tempo. Il serafico furore di questo peritissimo artista, che trae succhi dai nativi paesaggi garganici poi cresciuti e arricchiti dalla grazia numerica della razionalità toscana, continua a impressionare a ogni sua sortita in cui la perfezione della mano non trova riscontri, crediamo, nell'arte italiana di oggi. |
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