CICCONE
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Catalogo Padre Pio e il Gargano
Introduzione
Firenze
1986

di Tommaso Paloscia

 

Rivedo il paesaggio garganico che attraversai pilotando l'auto e la mente stanca, in una giornata calda come solo sanno esserlo quelle in piena estate tra San Severo e il Monte di S. Angelo, prima che sia consentito di immergersi del refrigerio della Foresta Umbra. Rivedo la strada fra le coste sassose punteggiate dalle macchie di cespugli riarsi dal sole e i gialli spenti dalla luce implacabile del meriggio. E mi vien fatto di associare a quelle visioni di fondo il pensiero ricorrente a Padre Pio da Pietrelcina che a ridosso di San Giovanni Rotondo ha consumato in preghiera il suo apostolato di uomo santo, acclamato e assediato da folle di fedeli anelanti di vederlo e di parlargli. Due momenti diversi collegati nel recupero di memoria che i quadri e i disegni di Antonio Ciccone vanno stimolando a mano a mano che la trasferta londinese si fa concreta, quadro dopo quadro, immagine dopo immagine.

E non è solo la mistica presenza di Padre Pio nei disegni densi di umanità e di chiesastico raccoglimento a comunicare agli squarci di paesaggio la quiete delle grandi alture, là dove appunto il silenzio recita il ruolo di raccordo con gli spazi del cielo; dev'essere anche la memoria che lo stesso pittore rivive - addolcendone le asprezze - di quei luoghi che lo videro pastorello, forse, per i sentieri impervi nel trascorrere di una stagione infantile che lo abituò a comprendere le solitudini del promontorio, a dialogare col vento e con i colori delle rocce.

Ciccone, con una singolare perizia di disegnatore, ripropone nel dettaglio i luoghi della propria infanzia: ne risulta una eccellente serie vedutistica che l'acquisizione progressiva dei valori cromantici conforta di stupende prospettive aeree; e vi manifesta una ridda di sentimenti, dal rinnovato stupore alla pressante nostalgia, comunque un amore senza confini per quelle solitudini che oggi si sublimano nel ricordo trascendendo la realtà presa a pretesto per fare pittura, per manifestare se stesso. Un modo di ritrovare, anzi, parti di se stesso, della propria immagine interiore: quella che reca ancora nel profondo l'influenza degli incontri avuti col frate-santo quand'egli, "pittoricchio" chiamato a far valere il suo talento nelle stanze conventuali di Santa Maria della Grazie, dipinse il primo affresco dedicato a S. Francesco.

Ora si ha la sensazione che l'artista ripercorra i sentieri a lui noti al tempo di quella vicenda staordinaria, alla ricerca dell'occasione perduta che è quella di colloquiare da uomo maturo con il grande personaggio al quale la Provvidenza lo aveva affidato ragazzo perché uomo - nel più cristiano dei significati - egli divenisse; e che una logica calata dentro alle più illogiche situazioni della vita, gli aveva sottratto come interlocutore. Per questo, penso che nella ricerca dell'immagine "vera" di Padre Pio ci sia il grande rammarico di Ciccone di non aver potuto esprimere al proprio alto benefattore tutti i sentimenti che provava: perché un ragazzo vissuto nei campi non riesce a esprimerli compiutamente con le parole; e di avere da lui conforti più profondi di quegli squardi pieni di silenzi che l'autorevole personaggio gli elargiva mentr'egli ne disegnava il volto serenamente disteso nel momento della preghiera. E ne era pago.

Sulle cime del Gargano che rasentano il cielo e colloquiano con le nuvole bianchissime trascinte dal vento, Ciccone va oggi ricostruendo l'immagine totale di Padre Pio che lo volle pittore, forse per questo appuntamento che pone le sue condizioni sulla fede e sulla memoria. E dipinge l'aria, la voce delle nuvole che sfiorano i picchi; ogni volta afferrando l'apparizione improvvisa di un uomo, dallo squardo dolce e penetrante insieme, che appena si intravede da una porta dischiusa a mezzo: quei "ritratti" della memoria e della suggestione si posano quasi di soppiatto nel segno di un carbone, separatamente dalle pitture, che sono le più veristiche, di proposito; perché evochino l'ambiente reale che solo può suscitare le immagini intraviste nel fondo della ricerca.

Ma tutto questo è possibile che sia avvenuto e che avvenga in quanto è l'opera stessa di Ciccone a suggerirla per tramiti che si sostanziano nella delicatezza del segno e del colore: quasi esplicite indicazioni di un rapimento, vale a dire di un particolare stato dell'anima, che consente all'artista di vedere e contemplare ciò che noi non vediamo. Una realtà trascesa: che è poi molto più semplicemente il concretarsi di quel momento in cui l'immagine desiderata (e che è il fine della ricerca) si libera della sua ambiguità rivelandosi in qualche modo. I due temi correlati - Padre Pio e il territorio del Gargano - finiscono per influenzarsi a vicenda: e penso che sia proprio ciò che il pittore intendeva accadesse in una sorta di riproposta complessiva in cui il vero (il paesaggio) e l'ideale (la figura recuperata per memoria del frate-santo) giocassero negli acrilici, negli olii e nei carboni a recitare un racconto metafisico di piacevole lettura.

Sulle cime del Gargano che rasentano il cielo e coolquiano con le nuvole bianchissime trascinate dal vento, Ciccone va oggi ricostruendo l'immagine totale di Pdre Pio che lo sv





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